Il Paese
Cenni Storici
CENNI STORICI RIGUARDO L’INSEDIAMENTO DI RONCHI VALSUGANA
 
E’ sempre difficile pensare di poter ricostruire in maniera esauriente la storia di una piccola comunità montana; la gente che abitava in queste zone si preoccupava di dedicare il proprio tempo più al duro lavoro dei campi piuttosto che all’arte dello scrivere. Tuttavia i nobili e il clero, responsabili dell’amministrazione di queste realtà, erano soliti registrare all’interno dei loro archivi informazioni di carattere economico  (agricolo) o religioso (battesimi, matrimoni, funerali). Ed è proprio grazie ad archivi di questo tipo, come l’archivio Buffa Castellalto, e l’Archivio sulle Cronache conservato nella canonica di Torcegno che è stato possibile ottenere alcune informazioni anche sulla nostra piccola comunità.
 
La colonizzazione
Dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente sino alla Pace di Costanza, la Valsugana faceva parte di un quadro politico assai disordinato e complesso, caratterizzato da continue lotte fra le popolazioni barbariche che si contendevano i territori italiani.
Intorno al 900 dc il Trentino apparteneva politicamente al sacro Romano Impero. Intorno ai primi anni del secondo millennio, successivamente alla proclamazione del Regno d’Italia (o regno Longobardiorum) la parte orientale della Valsugana venne aggregata al Vescovado di Feltre. A quei tempi la zona di Ronchi Valsugana era di proprietà dei signori Castellalto di Telve; si trattava probabilmente di una zona disabitata dove i padroni incontrastati erano il bosco e gli animali selvatici. I Castellalto ebbero l’intuizione che quella zona così ben soleggiata avrebbe potuto, una volta disboscata, rendere prodotti quali legname e frutti della terra. Fu così promossa la colonizzazione della zona da parte di contadini e roncadori provenienti probabilmente dal Bellunese e dal Vicentino e così ebbe origine l’insediamento di Ronchi.
Tra gli scritti dei signori di Castellalto, troviamo il nome del primo abitante della montagna di Ronchi, tale Pecille de Ronquis; l’investitura di due masi nel 1286 e nel 1302 e la menzione del comune hominum de Ronchis nel 1388.
Nell’urbario di Castellalto, redatto alla fine del 1400, vengono riportati i nomi di 14 affittuari della comunità di Ronchi; tra questi: Federico del fu ser Michele a Prato, Tommasio a Salle, Giovanni de Vallis, Goncio del fu Gennarino a Trozo e Hencio Cochus. Pertanto possiamo ritenere che i primi masi abitati della montagna furono quelli della zona più bassa come la Valle, il Prà e il Trozzo.
Tra l’elenco sopra riportato spicca il nome di Hencio Cochus il cui cognome Cochus o Coch può essere facilmente riconducibile all’attuale cognome Colla. 
Il Candotti nel suo libro “Torcegno ieri e oggi” afferma come i Cola erano sicuramente una famiglia di carbonai alemanni che si insediarono tra i primi sulla montagna di Ronchi. In questo senso è facile pensare come probabilmente i Colla o Cola inizialmente portavano il cognome nell’accezione tedesca Koch che significa cotto o Kohler che vuol dire semplicemente carbonaio.
Dissodati i primi boschi, fatti i primi rauti e costruiti i primi masi nacque l’insediamento di Ronchi.
Successivamente, a cavallo del 1400, i Castellalto promossero una seconda colonizzazione della montagna da parte questa volta di roncadori e minatori (canopi) bavaro-tirolesi, così come avevano fatto i signori di Caldonazzo per la zona di Roncegno e per la valle dei Mocheni (Bersntol).
 
 
I cognomi degli affittuari tedeschi a noi pervenuti sono 20:
  • am Creutz
  • Pacher
  • Betzel
  • Pfeiffer
  • Former
  • Planer
  • Genner 
  • Rampl
  • Gerngross Stanghel
  • Grueber 
  • Steiger
  • Hammer 
  • Streitwiser
  • Holzer 
  • Thaler am Egg
  • Kheym 
  • Trienter 
  • Kochach
  • Zurn
 
 
Di fronte a questo elenco è possibile riflettere sulla derivazione dei vari cognomi e toponimi roncheneri. Ecco quindi che Bezzele e Bezzeli deriva da Betzel (forma bavarese di Wetzl),  Grube deriva da Gruber, Caumo da Kheym, Colla da Kochach, Pioner da Planer, Rampelloto da Rampl, Staghellini o Steghele da Stanghel, Zurlo da Zurn.
Si può anche pensare a un legame tra Genner e Ganarin, Creutz e Croce e Trentiner e Trentini.
 
In seguito a questa colonizzazione i Castellalto, la curia di Feltre e i curati della parrocchia di Torcegno si trovarono costretti ad interagire con famiglie che non conoscevano l’italiano, il latino e nemmeno il dialetto locale. D’altra parte anche questi foresti avevano bisogno di comunicare non solo con i signori di Castellalto ma anche con i primi colonizzatori di Ronchi. In un documento del 1569 di Cristoforo Welsperg si affermava che nella zona della Rundscheinperg (termine con il quale si indicava la zona della montagna di Roncegno e  Ronchi) la maggior parte degli abitanti non conosceva l’italiano e che per questo motivo i signori che amministravano queste zone furono costretti ad inviare dei curatori di anime di lingua tedesca. Nel 1700 la comunità germanofona della montagna esisteva ancora e lo stesso Montebello indicava che sulla montagna vivevano popoli che parlavano più alemanno che italiano, ma all’inizio dell’800 essa stava già scomparendo. 
Con il passare degli anni l’obbligo di dover comunicare con i Valsuganotti di Borgo, Torcegno e Telve portò a un irrefrenabile scomparsa dello “Slambrot” (lingua mista) a differenza della zona mochena e di quella di Luserna che essendo più isolate hanno mantenuto il proprio linguaggio.